La questione se i costi dell'applicazione dei divieti sulla cannabis superino i benefici è intensamente dibattuta in molti paesi. Anche i critici del consumo di cannabis riconoscono sempre più che i sistemi proibitivi possono comportare considerevoli oneri finanziari e sociali. Gli studi dimostrano che gli interventi di polizia, i procedimenti giudiziari e i costi carcerari vincolano risorse pubbliche considerevoli – mezzi che potrebbero essere utilizzati in alternativa per la prevenzione, l'educazione o altri obiettivi sociali.
Nei paesi e nelle regioni che hanno legalizzato o depenalizzato la cannabis, è possibile trarre conclusioni interessanti. Molti riferiscono di risparmi significativi nei costi dell'applicazione della legge e di una ridistribuzione di questi mezzi a scopi più significativi. Allo stesso tempo, un'economia di mercato regolamentata consente entrate fiscali e riduce il carico del sistema giudiziario. La Svizzera, con il suo approccio pragmatico al CBD e la sua politica differenziata sulla cannabis, ha già intrapreso passi in questa direzione.
La discussione mostra: una regolamentazione basata su evidenze può essere più sensata sia economicamente che socialmente rispetto alla proibizione ristretta. Questo approccio consente il controllo, la garanzia della qualità e soprattutto un utilizzo più proporzionato delle risorse.